Chi siamo: un po’ di storia

La Congregazione Salesiana arriva a Prato nel 1995 con un progetto definito dall’allora superiore dell’Ispettoria Ligure Toscana e dal Vescovo Gastone Simone al fine di animare e formare le nuove generazioni di educatori e incrementare la proposta nell’Oratorio S. Anna. Il nucleo iniziale era composto da alcuni religiosi affiancati da volontari che avevano condiviso la progettualità educativa. Questo il nucleo che ha “gestito” la nascita dell’Oratorio nel 1995, insieme ad alcuni giovani animatori a coprire i diversi ruoli richiesti.

I sacerdoti e gli animatori erano saltuariamente coadiuvati da due ragazzi del servizio civile. L’oratorio accoglieva tutti coloro che si presentavano al cancello. Ragazzi con problemi familiari, con difficolta di relazione con il mondo, segnalati dagli assistenti sociali. Le attività previste dall’oratorio ai tempi erano i corsi di musica, chitarra e batteria, piccoli tornei, momenti di “riflessione”, con tutte le difficoltà che questo comportava in certi contesti.

Nel 1999 il Vescovo “riforma” alcuni aspetti della pastorale iniziando dalla Catechesi che viene “unificata” per quasi tutte le parrocchie del Vicariato del Centro storico e il luogo di riferimento diventa l’Oratorio di S.Anna

 La convivenza fra la catechesi e l’Oratorio all’inizio non fu semplicissima. Piano piano si inizò anche come gruppo dei catechisti, a frequentare i corsi per animatori organizzati dai Salesiani, ad integrarsi con la realtà esistente. L’organizzazione dell’Estate Ragazzi, realtà già esistente da anni nella diocesi grazie all’impegno della Comunità Cristiana di S.Anna, fu uno dei punti di contatto che permise una conoscenza reciproca ed una collaborazione che dette i suoi frutti. Nel frattempo i sacerdoti Salesiani responsabili dell’Oratorio si sono succeduti, con molti si è trovata sintonia e si è riusciti a creare progetti interessanti.

I ragazzi che frequentavano l’Oratorio continuavano ad essere sempre quelli che più avevano bisogno, appartenenti a provenienze diverse, ma piano piano hanno cominciato ad avvicinarsi anche ragazzi delle famiglie del catechismo o arrivate all’oratorio per affinità. Nel 2008 i Salesiani, a seguito di una operazione di “razionalizzazione” delle presenze nei vari territori e regioni, lasciano Prato. L’Oratorio viene affidato a due sposi, coadiuvati da operatori di progetto, famiglie e volontari.

Il volto dell’Oratorio è cambiato in questi anni, ma ha mantenuto la propria vocazione iniziale di attenzione ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, alle famiglie (grosso investimento educativo di questi ultimi anni). Dal 2014 su forte richiesta dei rispettivi responsabili e con la determinante promozione di d.Carlo arrivano negli spazi anche i ragazzi dell’Agesci Prato IV con i quali inizia una crescente collaborazione e condivisione. Dal 2020 le attività educative dell’oratorio passano sotto la gestione dell’Opera S.Rita che garantisce tranquillità presente e futura andando a colmare il servizio di prevenzione al disagio che mancava alla Fondazione.

Le attività pastorali continuano ad essere promosse dalla Parrocchia S.Maria delle Carceri fulcro e riferimento di ogni proposta educativo-pastorale. La realtà dell’Oratorio, per propria collocazione logistica, per le scelte fatte e perché calato nella vita di questa nostra città, è una realtà multietnica e importante tessuto connettivo nel contesto del centro storico di Prato. Sono moltissimi gli stimoli offerti per la formazione per chi si avvicina all’Oratorio; come per la Chiesa, in questi anni forse è necessario ripensare come incontrare chi non cammina con noi, chi rimane fuori dall’opportunità di avere stimoli per la propria formazione e per farsi prossimo dei piccoli e dei giovani.

Il futuro appunto è da scrivere insieme, sperando di avere quella visione” profetica” che ci permetterà di fare scelte importanti per i giovani ed i ragazzi e per scrivere un futuro educativo ancora più significativo.

Chi siamo: la nostra identità

Il comune denominatore sarà quello che ci ha lasciato don Bosco che nel 2024 possiamo tradurre con “una particolare attenzione ai giovani specialmente ai più poveri”, nel cammino con le famiglie e nella certezza che nell’incontro con Gesù c’è risposta alla felicità di ogni persona.

Siamo consapevoli come abbiamo visto che la nostra è, fortunatamente, una città multi-culturale e che in particolare i nostri ambienti sono vissuti da bambini, ragazzi e giovani provenienti anche da religioni diverse. Proprio questa chiara identità, questa voglia di essere luogo accogliente, ci rimanda al Vangelo e alle ultime parole di Papa Francesco durante la GMG di Lisbona:

“La Chiesa non può che essere la casa della gioia, la Chiesa non ha porte, così tutti possono entrare e anche qui possiamo insistere perché tutti possono entrare perchè è la casa della Madre e tutti, tutti, tutti possono entrare senza esclusione”

 Queste vogliamo che siano le nostre parole di riferimento: nella storia di salvezza di Gesù, essere per tutti con le porte spalancate. Una identità, la nostra, chiara che proprio perché vera vuole essere a disposizione per tentare di mettere in pratica quanto nel Vangelo si trova e che troppe volte abbiamo complicato arrivando ad irrigidirsi e perdere contatto con il primo comandamento: “Amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,12).

Se partiamo dal presupposto che ogni persona è amata così com’è, che proprio perché persona è nei pensieri di Dio, sapremo essere a disposizione di tutti ma non disponibili a tutto. Lui è Via Verità e Vita e la certezza di essere amati ci garantisce un futuro di speranza.